Esiste davvero un’età per essere DJ?
Molti se lo chiedono, soprattutto oggi che il mondo della musica è cambiato radicalmente e il ruolo del DJ è diventato una professione sempre più riconosciuta, rispettata e complessa. La verità è che non esiste un limite anagrafico: chiunque abbia passione, curiosità e voglia di imparare può intraprendere questo percorso, indipendentemente dall’età.

Ci sono DJ che iniziano da bambini o adolescenti, affascinati dalle console, dai vinili dei genitori o semplicemente dall’energia dei locali. Crescono, evolvono e portano avanti questa attività per 20, 30, 40 o addirittura 50 anni, vivendo ogni cambiamento tecnologico e ogni rivoluzione musicale. Altri, invece, scoprono questa passione più tardi, dopo i 30 o i 40 anni, magari seguendo un richiamo rimasto in sospeso o il desiderio di reinventarsi professionalmente. E poi ci sono persone che iniziano anche oltre i 60 anni, come alcuni amici che ho: veri esempi di come la musica non abbia età e sappia mantenere giovane chi la vive con entusiasmo.
Il DJing moderno, però, richiede molto più di una semplice passione: necessita di studio, pazienza e dedizione. Le tecnologie attuali impongono una formazione continua. I software professionali come Rekordbox, Serato, Engine DJ, Virtual DJ e molti altri sono strumenti potenti ma complessi, che richiedono tempo per essere compresi a fondo: dall’analisi dei brani alla gestione delle playlist, dai settaggi avanzati agli effetti, fino al controllo totale della performance.
Accanto alla parte tecnica c’è poi la costruzione della cultura musicale, elemento fondamentale per qualsiasi DJ credibile. Bisogna rimanere aggiornati sulle nuove uscite, sulle hit che dominano classifiche e dancefloor, sui generi emergenti e sulle tendenze che cambiano spesso da un mese all’altro. Questo significa ascoltare, studiare, ricercare: dalle piattaforme di streaming come Spotify e YouTube, ai digital store, ai portali dedicati ai DJ, ai set live dei colleghi. Ogni ascolto amplia la visione, affina l’orecchio e arricchisce la libreria.
Essere DJ oggi significa unire tecnica, sensibilità, conoscenza, capacità di osservazione del pubblico e aggiornamento continuo. Ma soprattutto significa avere una vera passione, la stessa che spinge un giovane di 15 anni o un adulto di 60 ad accendere la console, sperimentare, e allenarsi per migliorare.
In conclusione, la domanda “esiste un’età per essere DJ?” ha una risposta chiara: no. La musica non mette limiti, anzi apre porte. Chi sceglie questa strada lo fa perché sente qualcosa che vibra dentro, e questo non viene dettato dall’anagrafe, ma dal cuore. La passione, quando è autentica, non ha scadenza.

